Leggi le cronache, senti i commenti al bar di Camogli, e sembra che per andare da San Rocco a San Fruttuoso servano attrezzatura da alpinista e un testamento olografo in tasca. La realtà, come spesso accade, è molto più prosaica e molto meno drammatica. Non è una passeggiata, intendiamoci. Ma chiamarlo «pericoloso» in assoluto è come dire che la A12 è mortale: lo diventa se ci vai contromano e senza ruote.
La verità, che qui si va a smontare pezzo per pezzo, è che il pericolo non sta nel tracciato in sé, ma nell’imperdonabile superficialità con cui ci si avventura. Ecco allora un’analisi tecnica, senza fronzoli, di cosa aspettarsi realmente.
La realtà del tracciato: tra storia militare e classificazione EE
Partiamo dalle basi, sgombrando il campo da equivoci. Il Sentiero delle Batterie non è un sentiero da trekking di massa, quello che fai in infradito dopo una grigliata. È un percorso di circa 5,5 chilometri (sola andata, da San Rocco di Camogli a San Fruttuoso) con un dislivello positivo che si attesta sui 350 metri. Se partite da Camogli centro per l’anello completo, parliamo di ben 14 chilometri e oltre 900 metri di dislivello complessivo. I numeri parlano chiaro: non è un giro dell’orto.
La sua classificazione ufficiale è EE: Escursionisti Esperti. E qui bisogna intendersi su cosa significhi. Non vuol dire «arrampicatori» o «alpinisti». Vuol dire, per usare le parole del Club Alpino Italiano, che richiede «capacità di orientamento, conoscenza del terreno e attrezzatura adeguata». In pratica: chi va per sentieri regolarmente segnati, ma con tratti esposti, rocce scivolose e passaggi dove un passo falso può costare caro. Il segnavia è quello classico dei due pallini rossi, chiaro e onesto.
La sua origine è militare, e questo la dice lunga sulla natura del terreno. Le «batterie» del nome sono le postazioni difensive della 202ª Batteria Costiera, costruite durante la Seconda Guerra Mondiale per proteggere il porto di Genova. Questo sentiero costiero nasce come via di collegamento e rifornimento tra queste fortificazioni: non certo pensato per la comodità del camminatore, ma per il passaggio di soldati e materiali su terreno aspro. Oggi, quei bunker sono stati recuperati e ospitano un Centro Visite del Parco, ma la natura del sentiero resta quella di un collegamento strategico, non di una strada panoramica.
Il Passo del Bacio: perché le catene non sono un gioco
E arriviamo al cuore della questione, al punto che più di tutti alimenta le leggende metropolitane: il Passo del Bacio. Il nome è evocativo, quasi romantico, ma la realtà è un po’ più prosaica. Si tratta di un tratto di sentiero stretto, scavato nella roccia, che si affaccia sul vuoto del mare sottostante. Per rendere il passaggio sicuro (o quantomeno possibile), sono state installate delle catene metalliche fissate alla parete da usare come corrimano e appiglio.
Ed è qui che si concentrano tutti i problemi, tutti gli interventi del Soccorso Alpino, tutte le storie dell’orrore. Ma attenzione: il problema non è la catena in sé. La catena è un’aiuto, un sostegno. Il vero nemico è chi, ignaro o sprovveduto, ci si avventura senza la minima preparazione psicologica e fisica. Chi ha le vertigini, chi ha un passo incerto, chi si irrigidisce all’idea del vuoto a picco, chi indossa scarpe con la suola liscia da pattinaggio: ecco, per loro il Passo del Bacio diventa un incubo. La catena, in quel momento, non è più un aiuto ma l’unico punto di appiglio tra te e il baratro. E lì, il panico è dietro l’angolo.
Il pericolo non sta nelle catene del Passo del Bacio. Sta nella testa di chi, del tutto impreparato, decide di affrontarle come se fosse la ringhiera di casa.
Fattori di rischio: perché il Soccorso Alpino interviene spesso
Ecco un altro dato che fa tremare i polsi: le statistiche del Soccorso Alpino. Tre interventi significativi solo tra il 2022 e l’inizio del 2023. Numeri che hanno spinto l’Ente Parco a ventilare misure di contingentamento, magari con prenotazione obbligatoria o divieti stagionali. Ma andiamo a vedere le cause reali di questi interventi. Perché, spoiler, non sono quasi mai legate a un cedimento della roccia o a una frana improvvisa.
La stragrande maggioranza delle richieste di aiuto ha cause banali, quasi umilianti per chi ci mette la faccia. Parliamo di:
1. Calzature inadeguate: Le famose scarpe da ginnastica con la suola di plastica liscia, o peggio, gli infradito. Su rocce bagnate da pioggia o rugiada mattutina, sono l’equivalente di pattini sul ghiaccio.
2. Disidratazione e colpi di calore: Soprattutto nei mesi estivi, quando il sole picchia sul tracciato esposto. Partire senza acqua sufficiente è un azzardo che il corpo paga caro.
3. Imprudenza e sovrastima delle proprie capacità: Chi sottovaluta il percorso, chi si avventura in condizioni meteo avverse, chi si distrae per il selfie perfetto sul bordo del precipizio.
In poche parole: non è il sentiero che c’ha la spocchia, siamo noi a sottovalutarlo con un’ignoranza colpevole. L’Ente Parco, giustamente, valuta la chiusura non perché il percorso sia intrinsecamente mortale, ma perché si è stufato di mandare i soccorsi a recuperare gente in ciabatte.
Equipaggiamento e preparazione: cosa portare per non rischiare
Dunque, mettiamo da parte l’isteria e parliamo di fatti concreti. Cosa serve per affrontare il Sentiero delle Batterie con ragionevole sicurezza? Non una lista della spesa per l’Everest, ma un equipaggiamento minimo, serio.
- Scarpe da trekking: La base di tutto. Suola con tasselli profondi, scarpa che blocchi bene la caviglia, resistente all’acqua. Non è uno sfizio, è una necessità assoluta.
- Abbigliamento a strati: Il meteo sulla costa cambia in fretta. Un guscio antivento e antipioggia leggero, anche se il cielo sembra sereno.
- Acqua, e tanta: Almeno un litro e mezzo a testa, anche per un percorso «breve». La disidratazione è un killer silenzioso.
- Cappello e protezione solare: I tratti esposti non offrono ombra. Il colpo di sole è una delle prime cause di intervento.
- Una torcia frontale: Mai sottovalutare i tempi. Se la passeggiata si allunga, vi troverete al buio in un sentiero che di notte è impraticabile.
- Un minimo di prudenza: Partire presto, prima delle ore più calde. Evitare i giorni di pioggia recente, quando le rocce sono appiccicose. Informarsi sul meteo. E, soprattutto, essere onesti con se stessi: se soffrite di vertigini, se il ginocchio fa le bizze, se non avete mai camminato su un sentiero di montagna, forse questo non fa per voi.
Alternative sicure: quando scegliere il sentiero di Pietre Strette
Ed ecco la via d’uscita, il piano B intelligente per chi vuole ammirare il promontorio senza arrischiare la vita o la dignità. Per chi ha bambini, per chi non si fida, per chi semplicemente vuole una giornata più tranquilla, esiste un’alternativa eccellente: il sentiero interno di Pietre Strette.
Questo itinerario bypassa completamente la zona costiera più esposta e il Passo del Bacio. Si sviluppa attraverso la dorsale interna del promontorio, immerso nel bosco, con un dislivello e una difficoltà nettamente inferiori. La panoramica sul mare è meno spettacolare e diretta, ma il cammino è sereno, adatto a famiglie e a chi cerca la natura senza l’adrenalina del pericolo. È la scelta di chi, semplicemente, vuole camminare. Non tutti devono per forza sfidare le catene per dire di essere stati a Portofino.
Alla fine, la domanda giusta non è «è pericoloso il Sentiero delle Batterie?», ma «sono io ad affrontarlo nel modo sbagliato?». Un sentiero è uno strumento: nelle mani giuste, con le precauzioni dovute, è un’esperienza magnifica che ti porta a toccare con mano la storia militare e la bellezza aspra della costa ligure. Nelle mani sbagliate, diventa una trappola. La colpa, in questo caso, non è dello strumento.
