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Scarpe inadatte sui sentieri liguri: quando scatta la multa?

Sui sentieri delle Cinque Terre le infradito non sono soltanto una scelta poco elegante. Possono diventare un problema concreto per chi cammina, per chi deve intervenire in caso di caduta e, in determinate circostanze, anche per il portafoglio.

Scarpe inadatte sui sentieri liguri: quando scatta la multa?

Dal 2019 l’accesso alla rete sentieristica del Parco Nazionale delle Cinque Terre è soggetto a prescrizioni precise sulle calzature: chi entra con scarpe ritenute inadatte può vedersi contestare una sanzione amministrativa compresa, secondo il quadro richiamato dal Parco, tra 50 e 2.500 euro.

La domanda, però, è meno semplice di come viene spesso raccontata: quando una scarpa è davvero inadatta? La multa scatta appena si mette piede fuori dal borgo? Sono vietati tutti i sandali? E la stessa regola vale anche sui sentieri del Golfo del Tigullio o del Parco di Portofino?

La risposta richiede una distinzione essenziale. Non esiste una generica legge ligure che imponga lo stesso paio di scarpe ovunque. Ci sono prescrizioni legate a specifiche aree protette, regolamenti e ordinanze locali, oltre a una valutazione concreta delle condizioni del percorso. Alle Cinque Terre il divieto è stato reso esplicito e ha assunto una particolare rilevanza; altrove occorre verificare la disciplina dell’area in cui si vuole camminare.

La genesi del divieto: perché le infradito sono diventate un rischio

Le Cinque Terre hanno un problema che chi arriva per una giornata al mare tende a sottovalutare. I borghi sono raccolti, le stazioni ferroviarie sono vicine al centro e molte immagini promozionali mostrano scalinate, carruggi e terrazze affacciate sull’acqua. Il paesaggio può dare l’impressione di una passeggiata urbana con vista panoramica.

Basta però imboccare un sentiero per entrare in un ambiente diverso. Pietra, terra, gradini irregolari, restringimenti, tratti esposti, cambi di pendenza e fondo che può diventare scivoloso dopo la pioggia fanno parte dell’esperienza. Non serve affrontare una parete di montagna perché una calzatura aperta o una suola liscia diventi inadeguata: il rischio nasce dall’insieme delle condizioni, non soltanto dalla difficoltà dichiarata sulla carta.

Per anni una parte dei visitatori ha affrontato la rete escursionistica con infradito, ciabatte da spiaggia, scarpe da città o modelli leggeri privi di un fissaggio stabile. Il problema non è stabilire se ogni persona con una scarpa aperta cadrà. Il problema è che quella calzatura riduce il controllo del piede proprio quando il terreno richiede appoggio, aderenza e protezione.

La misura introdotta nel 2019 nasce da questa esigenza di prevenzione. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha collegato l’accesso ai percorsi escursionistici all’uso di calzature adatte, richiamando l’articolo 30 della legge quadro sulle aree protette, la legge 394 del 1991. La norma fornisce il quadro sanzionatorio per le violazioni delle disposizioni adottate dagli enti parco; la prescrizione concreta, invece, va ricercata negli atti e nelle regole dell’area interessata.

Alle Cinque Terre il mare può essere a pochi metri, ma un sentiero costiero non è una passeggiata sul lungomare: cambia il fondo, cambia la pendenza e deve cambiare anche la scarpa.

Non è una questione di abbigliamento tecnico obbligatorio in senso assoluto. Il regolamento non pretende che ogni visitatore indossi uno scarpone da alta montagna. L’obiettivo è impedire l’accesso con calzature che non offrano una protezione e una stabilità minime per quel tipo di percorso.

Il rischio non dipende solo dal dislivello

Un errore frequente consiste nel valutare il sentiero soltanto in base ai metri di salita. Anche un tracciato breve può essere impegnativo se presenta gradoni alti, pietre levigate, fango o passaggi stretti. Al contrario, una scarpa adeguata non elimina il rischio: lo riduce, lasciando però intatta la necessità di procedere con prudenza.

Il fondo bagnato merita un’attenzione particolare, ma senza trasformare una spiegazione plausibile in una certezza tecnica assoluta. Una scivolata può dipendere da molti fattori: tipo di suola, stato del battistrada, inclinazione, materiale della superficie, modo di appoggiare il piede, equilibrio e velocità. Non esiste una singola causa dominante valida per tutti gli incidenti.

La prescrizione sulle calzature, quindi, non va presentata come una formula magica. Serve a evitare una delle condizioni più facilmente prevenibili: affrontare un percorso escursionistico con una scarpa nata per la spiaggia o per il centro cittadino.

Cosa dice la legge: sanzioni e applicazione dell’articolo 30

Il riferimento all’articolo 30 della legge 394/1991 viene spesso riassunto in modo sbrigativo con l’idea che chi porta le infradito prenda automaticamente una multa fino a 2.500 euro. Il quadro è più articolato. La sanzione non è una tariffa applicata a ogni modello di scarpa e in ogni situazione; deriva dalla violazione delle prescrizioni vigenti nell’area protetta e viene contestata dall’organo accertatore secondo le procedure amministrative previste.

L’importo indicato per le Cinque Terre è compreso tra un minimo di 50 e un massimo di 2.500 euro. Questo non significa che l’operatore possa scegliere liberamente una cifra senza motivazione, né che esista un listino del tipo infradito uguale a una determinata somma. La quantificazione dipende dalla disciplina applicabile e dagli elementi dell’accertamento.

Sono dunque da evitare due semplificazioni opposte:

  • non è corretto dire che la multa sia soltanto una minaccia teorica;
  • non è corretto sostenere che basti indossare una qualsiasi scarpa da ginnastica per essere automaticamente in regola;
  • non è corretto considerare la scritta trekking sulla confezione come una deroga generale alle prescrizioni del Parco;
  • non è corretto confondere il fatto di riuscire a camminare con la conformità della calzatura alle regole del percorso.

La valutazione riguarda la conformità della scarpa alla prescrizione e il contesto in cui viene utilizzata. Per i sentieri del Parco Nazionale delle Cinque Terre, la regola da seguire è particolarmente chiara: sono ammesse calzature chiuse, dotate di una suola scolpita e antiscivolo. I sandali aperti sono vietati anche quando vengono venduti come modelli tecnici da escursionismo. La presenza di cinturini regolabili, protezioni sul tallone o una suola aggressiva non trasforma un sandalo aperto in una calzatura ammessa sui percorsi del Parco.

Questa è la distinzione che più spesso si perde nelle spiegazioni generiche. Un sandalo da escursionismo con cinturini regolabili e suola adatta può essere più stabile di una ciabatta da spiaggia, ma la sua qualità tecnica non basta a renderlo conforme alla prescrizione delle Cinque Terre. Sui sentieri del Parco, chi vuole rispettare la regola deve scegliere una scarpa chiusa con suola scolpita antiscivolo, senza affidarsi alla valutazione del singolo modello o alla propria esperienza.

La multa non dipende da una presunta recidiva

Un punto da correggere con chiarezza riguarda la cosiddetta prassi dell’avvertimento. Non c’è una regola generale per cui il turista debba essere prima informato, invitato a tornare indietro e soltanto in caso di recidiva sanzionato. L’operatore può fornire indicazioni e spiegazioni, soprattutto quando il controllo ha anche una funzione preventiva, ma l’avviso non è necessariamente una condizione per elevare il verbale.

Allo stesso modo, la sanzione non richiede che si sia già verificata una caduta o che il percorso presenti un pericolo straordinario. Se la prescrizione vieta l’accesso con determinate calzature, la violazione può essere contestata nel momento dell’accertamento. Non bisogna dunque contare su una prima ammonizione, su una presunta tolleranza o sull’idea che il tratto sia troppo breve per giustificare il controllo.

Chi riceve un verbale deve fare riferimento a quanto riportato nell’atto: norma applicata, autorità accertatrice, modalità e termini per il pagamento o per eventuali osservazioni. Le spiegazioni date sul posto possono essere utili, ma non sostituiscono il contenuto formale della contestazione.

Identikit della calzatura a norma: cosa indossare sui sentieri

Il regolamento delle Cinque Terre non va interpretato come un invito a trasformare una gita panoramica in una spedizione alpinistica. Per la maggior parte dei percorsi, la scelta più sensata è una scarpa da escursionismo bassa o una scarpa da trail con caratteristiche adatte al fondo. Deve però essere chiusa: sui sentieri del Parco non sono ammessi sandali aperti, nemmeno se progettati per l’escursionismo.

I requisiti pratici da cercare sono soprattutto questi:

  • calzatura chiusa, in modo che il piede sia protetto e contenuto durante l’appoggio;
  • fissaggio stabile del piede, con lacci o altro sistema che impedisca alla scarpa di sfilarsi durante un appoggio irregolare;
  • suola con battistrada scolpito e antiscivolo, non completamente liscia e non consumata;
  • protezione sufficiente, con tomaia capace di difendere il piede da pietre, rami e urti ordinari;
  • calzata corretta, senza una scarpa troppo larga che lasci il piede muovere all’interno o troppo stretta, soprattutto in discesa;
  • compatibilità con la stagione e con il percorso, perché una scarpa leggera può essere adeguata in una giornata asciutta ma meno confortevole su fondo bagnato o fangoso.

La suola non deve essere valutata soltanto guardando il marchio. Il disegno del battistrada deve presentare rilievi riconoscibili e non risultare consumato sui punti di appoggio principali, come tallone e avampiede. Anche la tomaia ha una funzione: non serve necessariamente una scarpa rigida o alta alla caviglia, ma una struttura che protegga il piede e mantenga la forma quando il terreno diventa irregolare.

Non è indispensabile che la suola riporti un marchio specifico. Il termine “Vibram”, spesso utilizzato come scorciatoia, identifica una tecnologia e un marchio, non l’unico criterio possibile per giudicare una calzatura. Più che il logo, contano il disegno del battistrada, la mescola, lo stato d’usura e il modo in cui la scarpa è costruita.

CalzaturaValutazione sui sentieri del Parco delle Cinque TerrePerché
Scarpa da trekking bassaAmmessa, se chiusa e con suola scolpita antiscivoloOffre chiusura, stabilità e una protezione coerente con fondi irregolari
Scarpa da trail runningIn genere ammessa, se chiusa e con battistrada adeguatoÈ leggera, ma normalmente progettata per garantire presa e contenimento del piede
Scarpa da escursionismo con suola scolpitaAmmessa, se chiusaÈ un compromesso adatto a molti percorsi collinari e costieri
Scarpa da ginnastica con suola lisciaInadatta o rischiosaLa suola può perdere aderenza e la struttura protegge poco il piede
Ballerine e mocassiniInadattiHanno fissaggio e protezione insufficienti per un sentiero
Infradito e ciabatteInadatteIl piede non è stabilizzato e resta esposto
Sandali da trekking apertiNon ammessi sui sentieri del ParcoAnche se tecnici, restano calzature aperte e non rispettano la prescrizione
Scarpe molto consumateDa evitareIl battistrada deteriorato riduce le prestazioni anche se il modello è nato per il trekking

La regola pratica è meno ambigua di quanto sembri: alle Cinque Terre non bisogna cercare il sandalo tecnico più sofisticato, ma indossare una scarpa chiusa con suola scolpita antiscivolo. È la scelta che riduce sia il rischio sul terreno sia la possibilità di una contestazione.

Una scarpa adeguata non è necessariamente una scarpa costosa

Il prezzo non è un indicatore sufficiente. Esistono modelli costosi inadatti a un sentiero perché hanno suole pensate per la città, così come scarpe più semplici ma progettate per l’escursionismo che svolgono bene il loro compito. La domanda da porsi non è quanto è costata la scarpa, ma se permette di camminare con il piede fermo e una presa coerente con il terreno.

Anche l’usura conta. Una scarpa da trail con il battistrada quasi cancellato può avere un aspetto perfettamente decoroso e non offrire più la stessa sicurezza. Lo stesso vale per una suola indurita dal tempo, per una tomaia deformata o per lacci che non tengono. Prima di partire conviene controllare la scarpa, non soltanto infilarla in valigia.

Un altro errore consiste nel partire con scarpe nuove senza averle mai indossate. La conformità formale non risolve vesciche, sfregamenti o una calzata sbagliata. Una scarpa chiusa e con suola adatta deve anche essere della misura corretta e sufficientemente collaudata per una camminata che può comprendere molte scale e tratti in pendenza.

Dove vige l’obbligo: distinguere tra borghi e percorsi escursionistici

La prescrizione sulle calzature riguarda la rete sentieristica escursionistica del Parco, non ogni strada o scalinata delle Cinque Terre. Questa distinzione è fondamentale per non trasformare una regola circoscritta in un divieto applicato a tutto il territorio.

Nei centri abitati, sul lungomare e nelle normali aree urbane si può camminare con l’abbigliamento adatto a una giornata di mare. Si può raggiungere la spiaggia, attraversare il borgo, andare in stazione o fermarsi a un bar senza dover indossare scarponi. Il problema nasce quando si imbocca un itinerario classificato e segnalato come sentiero escursionistico.

Il passaggio può essere meno evidente di quanto immagini chi arriva per la prima volta. Una scalinata che parte accanto alle case può diventare rapidamente un tratto di collegamento tra terrazzamenti, uliveti e zone esposte. La vicinanza del mare non dice nulla, da sola, sulla natura del fondo né sulle prescrizioni che regolano quel percorso.

Prima di partire bisogna quindi controllare:

1. il punto di accesso effettivo, perché il passaggio dal borgo al sentiero può essere quasi invisibile a chi non conosce la zona;

2. la segnaletica e lo stato del percorso, che possono cambiare per lavori, manutenzione, frane o condizioni meteorologiche;

3. le eventuali ordinanze temporanee, soprattutto dopo piogge intense o fenomeni che rendono instabile il fondo;

4. gli avvisi del Parco, che possono indicare chiusure, deviazioni e prescrizioni aggiuntive;

5. la classificazione dell’itinerario, distinguendo un collegamento urbano da un vero percorso escursionistico.

Il caso della Via dell’Amore mostra perché non ci si debba affidare a informazioni vecchie. Il percorso tra Riomaggiore e Manarola, dopo gli interventi di messa in sicurezza, è stato riaperto nel 2024. La situazione di quel tratto non può quindi essere descritta come una chiusura ancora dovuta a lavori post-alluvione. Restano comunque possibili limitazioni, accessi regolamentati o modifiche operative: prima di organizzare la giornata è prudente verificare gli aggiornamenti ufficiali relativi alla data della visita.

La riapertura della Via dell’Amore non cambia il principio generale. Un tratto riaperto al pubblico non diventa automaticamente una passeggiata urbana. Se l’accesso avviene nell’ambito della rete escursionistica o secondo condizioni stabilite dal Parco, valgono le prescrizioni comunicate per quel percorso.

Cinque Terre, Portofino e Beigua non sono la stessa cosa

Il fatto che la Liguria abbia numerose aree protette non significa che tutti i parchi applichino identiche regole sulle calzature. Il Parco di Portofino, il Beigua, i percorsi dell’entroterra del Tigullio e le altre aree regionali possono avere caratteristiche del fondo simili, ma la disciplina amministrativa non va data per scontata.

Per questo è scorretto affermare che nei regolamenti di tutti questi territori esista automaticamente un divieto analogo a quello delle Cinque Terre. La regola più solida è un’altra: verificare l’atto o l’avviso dell’area specifica, distinguendo tra obbligo giuridico, raccomandazione dell’ente e semplice consiglio di sicurezza.

Il riferimento a “scarpe da trekking obbligatorie in Liguria” è dunque utile soltanto se accompagnato dal nome del parco e dal sentiero. Per il Golfo del Tigullio, ad esempio, non basta sapere che si tratta di un percorso panoramico: occorre controllare chi lo gestisce, quale classificazione ha e quali indicazioni vengono date agli escursionisti.

Nel Parco di Portofino possono esistere prescrizioni e condizioni di accesso legate ai singoli tracciati, alla manutenzione o alla situazione del territorio. Non bisogna trasferire automaticamente la regola delle Cinque Terre a ogni sentiero del promontorio, ma nemmeno considerare le calzature un dettaglio irrilevante. Una scarpa chiusa con suola scolpita resta la scelta più prudente anche quando non è prevista una sanzione specifica.

La parola decisiva non è Liguria, ma percorso: l’obbligo nasce dalla disciplina dell’area e dalle caratteristiche del tracciato, non dal semplice fatto di trovarsi sulla costa.

Chi controlla: il ruolo degli organi sul campo

I controlli possono essere svolti dagli organi competenti in materia di tutela ambientale e di polizia amministrativa, secondo le rispettive attribuzioni. Tra i soggetti che possono essere presenti nelle aree protette rientrano i Carabinieri Forestali e gli altri operatori abilitati all’accertamento delle violazioni, oltre al personale incaricato dall’ente gestore quando ne ricorrono i presupposti.

Le Guardie Ecologiche Volontarie possono svolgere attività di vigilanza e informazione nei limiti delle competenze loro riconosciute e dell’organizzazione locale. La polizia locale può intervenire per gli aspetti di propria competenza, soprattutto nelle aree urbane o negli accessi collegati ai borghi. Non è però corretto descrivere un sistema identico in ogni varco, né attribuire automaticamente a ogni agente la possibilità di elevare qualsiasi verbale.

Anche la presenza fisica dei controllori varia. Non è garantito che ci sia una pattuglia all’ingresso di ogni sentiero, così come non è ragionevole pensare che l’assenza di un controllo renda lecita una condotta vietata. I controlli possono essere organizzati in base ai flussi turistici, alle esigenze di tutela e alle risorse disponibili, ma le modalità operative non trasformano la prescrizione in una lotteria.

Durante un accertamento, il comportamento più utile è semplice:

  • ascoltare le indicazioni dell’operatore senza trasformare la verifica in una discussione sul proprio equilibrio personale;
  • chiedere quale prescrizione viene contestata e leggere con attenzione il verbale;
  • non sostenere che la scarpa sia adatta soltanto perché è costosa, nuova o pubblicizzata come sportiva;
  • conservare ogni documento relativo all’accertamento;
  • rispettare le modalità e i termini indicati nell’atto per il pagamento o per la presentazione di eventuali osservazioni.

La discussione sul posto non può sostituire la regola. Se il controllo riguarda un sentiero del Parco delle Cinque Terre e la calzatura è un sandalo aperto, anche tecnico, l’argomento della comodità o della buona aderenza personale difficilmente cambia la natura della prescrizione. La soluzione è preparare l’escursione con una scarpa chiusa e adeguata, non cercare una giustificazione dopo l’accesso.

La scelta giusta prima di partire

La prevenzione comincia prima della stazione o del parcheggio. Chi organizza una giornata alle Cinque Terre dovrebbe separare mentalmente due attività diverse: visitare i borghi e percorrere la rete escursionistica. Per la prima possono bastare calzature urbane comode; per la seconda bisogna portare una scarpa chiusa con suola scolpita antiscivolo.

Questo non significa che occorra acquistare un equipaggiamento complesso per ogni spostamento. Significa scegliere in funzione del terreno reale. Le infradito possono restare nella borsa per la spiaggia, mentre sui sentieri servono calzature che mantengano il piede fermo e proteggano da pietre, gradini e superfici irregolari.

La stessa attenzione vale per chi cerca informazioni sui sentieri del Golfo del Tigullio o sul regolamento delle calzature del Parco di Portofino. Prima di partire bisogna identificare l’ente responsabile, controllare gli aggiornamenti sul percorso e distinguere ciò che è obbligatorio da ciò che è soltanto consigliato. In caso di dubbio, una scarpa chiusa da trekking risolve il problema pratico meglio di qualsiasi interpretazione forzata.

Alle Cinque Terre, invece, il margine è più definito: sui sentieri del Parco sono vietate le calzature aperte, compresi i sandali tecnici. Sono ammesse scarpe chiuse, con suola scolpita antiscivolo e fissaggio stabile. La multa non è legata alla moda del visitatore né al prezzo del modello, ma alla possibile violazione della prescrizione applicabile.

Il punto non è camminare vestiti da alpinisti in un paesaggio marino. È riconoscere che, appena il percorso lascia il borgo, la logica cambia. Una scarpa chiusa e adatta costa meno di una caduta, evita discussioni inutili ai controlli e permette di godersi il sentiero per quello che è: non un prolungamento della spiaggia, ma un itinerario escursionistico affacciato sul mare.

Domande frequenti

Quali scarpe sono vietate sui sentieri delle Cinque Terre?
Sono vietate tutte le calzature aperte, incluse infradito, ciabatte e sandali da escursionismo, anche se dotati di cinturini o suole tecniche.
La multa per scarpe inadatte è automatica?
La sanzione deriva dalla violazione delle prescrizioni vigenti nell'area protetta e viene contestata dagli organi accertatori in base al contesto e alla conformità della calzatura utilizzata.
È necessario indossare scarponi da montagna per camminare alle Cinque Terre?
No, non è richiesto un abbigliamento da alta montagna. È sufficiente una scarpa chiusa, con suola scolpita antiscivolo e un sistema di fissaggio stabile che protegga il piede.
Le regole sulle scarpe valgono anche per il Parco di Portofino?
Non necessariamente. Le prescrizioni variano in base all'area protetta e occorre verificare la disciplina specifica del parco o del sentiero che si intende percorrere.
Si può ricevere una multa senza un avvertimento preventivo?
Sì, l'avviso non è una condizione necessaria per elevare il verbale. Gli operatori possono fornire indicazioni, ma la sanzione può essere contestata immediatamente in caso di violazione della norma.