Itinerari e Territorio

Passo del Bacio a piedi: il sentiero è davvero pericoloso?

Il problema del sentiero Camogli-San Fruttuoso non è che qualcuno lo definisca pericoloso. Il problema è che, troppo spesso, lo si vende come una passeggiata panoramica con vista mozzafiato, due ore di mare sotto i piedi e magari una focaccia nello zaino.

Passo del Bacio a piedi: il sentiero è davvero pericoloso?

La solita confezione turistica: panorama autentico, fatica opzionale, realtà lasciata fuori campo.

Il tratto delle Batterie e del Passo del Bacio non è una camminata costiera per chiunque. È classificato EE, Escursionisti Esperti. Presenta passaggi esposti, roccia, tratti attrezzati con catene metalliche e una cengia di puddinga sospesa a oltre cento metri sul mare. La domanda, quindi, non è se il sentiero sia bello. Lo è, e anche molto. La domanda è un’altra: si possiedono davvero le condizioni fisiche, l’equilibrio e la lucidità necessari per affrontarlo?

Io, che vivo questo territorio senza doverlo trasformare ogni volta in una cartolina motivazionale, preferisco dirlo subito: il Passo del Bacio è un itinerario serio. Non una prova di coraggio da raccontare sui social. Non una scorciatoia panoramica per arrivare a San Fruttuoso. E nemmeno il posto giusto per scoprire, a metà percorso, di soffrire di vertigini.

La classificazione EE: perché il sentiero non è una passeggiata

La sigla EE non è un dettaglio tecnico messo lì per spaventare i visitatori o per dare un tono alpino a un sentiero ligure. Indica un itinerario destinato a escursionisti esperti, con difficoltà che possono dipendere dall’esposizione, dalla conformazione del terreno, dalla necessità di usare le mani e dalla presenza di passaggi attrezzati.

Nel tratto tra San Rocco, le Batterie e San Fruttuoso, la difficoltà non si concentra in un solo punto facilmente aggirabile. Il percorso alterna salita, discesa, roccia irregolare, tratti stretti e passaggi dove il vuoto entra materialmente nella camminata. In certi punti le catene aiutano a mantenere l’equilibrio e a gestire il passaggio, ma non trasformano il sentiero in una passeggiata protetta. La catena non è una ringhiera. Sembra una distinzione banale: non lo è.

Il tratto complessivo da San Rocco a San Fruttuoso passando per le Batterie viene generalmente indicato tra circa 4 e 5,5 chilometri, con un dislivello complessivo nell’ordine di 500-600 metri tra salita e discesa. Il tempo stimato per la sola andata è di circa 3-3,5 ore, ma il numero sul cartello non racconta tutto.

Un escursionista allenato, abituato a terreni esposti e capace di muoversi con prudenza sulla roccia, può rispettare quei tempi. Chi invece procede lentamente per paura, si ferma spesso, affronta il percorso con caldo intenso o trova terreno bagnato può impiegare molto di più. E qui il ritardo non è una semplice seccatura: significa arrivare più stanchi ai passaggi delicati, consumare più acqua e trovarsi magari sul rientro quando la luce diminuisce.

Il sentiero Camogli-San Fruttuoso con passaggi difficili va dunque letto nel modo corretto:

  • la sigla EE riguarda la natura tecnica e ambientale dell’itinerario, non il prestigio del panorama;
  • la presenza delle catene segnala passaggi che richiedono attenzione, non un servizio di sicurezza per visitatori inesperti;
  • il chilometraggio contenuto non rende automaticamente breve o facile il percorso;
  • il dislivello va considerato insieme all’esposizione e al fondo, non separatamente;
  • il tempo indicato è una stima di percorrenza, non una promessa commerciale.
Il Passo del Bacio non è pericoloso perché vuole impressionare il turista: è pericoloso quando lo si affronta come se fosse una passeggiata.

Il Passo del Bacio e la puddinga: il terreno non perdona l’improvvisazione

Il promontorio di Portofino è costruito, in molti tratti, sulla puddinga, il conglomerato roccioso caratteristico della zona. A vederla nelle fotografie sembra una superficie quasi decorativa: tondeggiante, stratificata, con quella materia compatta che prende bene la luce del mare. Sul posto, soprattutto nei passaggi inclinati e consumati, la questione cambia.

La puddinga non è un pavimento regolare. Può presentare appigli, superfici levigate dal passaggio, pietre sporgenti e punti dove la suola deve trovare presa in modo preciso. Se è bagnata, la situazione peggiora. Anche una roccia che in condizioni asciutte si affronta senza problemi può diventare scivolosa dopo la pioggia, con l’umidità marina o per la semplice presenza di acqua nei punti meno esposti al sole.

Il Passo del Bacio corre lungo una cengia rocciosa a picco sul mare, oltre cento metri più in alto rispetto alla superficie sottostante. Non serve trasformare il dato in una scena da film: basta comprenderne la conseguenza pratica. Un errore di equilibrio, una suola che parte, un movimento improvviso per evitare un ostacolo possono avere conseguenze molto diverse rispetto a quelle di un sentiero boschivo.

Il vuoto, inoltre, non si presenta sempre come una parete verticale e dichiarata. A volte è laterale, parzialmente nascosto dalla vegetazione o leggibile solo quando ci si avvicina al bordo. Per chi soffre di vertigini, la difficoltà può arrivare prima del passaggio tecnico: il corpo si irrigidisce, il passo si accorcia, la respirazione cambia. Si comincia a guardare il vuoto invece del terreno. È esattamente il contrario di ciò che serve.

Esposto non significa automaticamente impraticabile

Qui conviene evitare anche l’eccesso opposto: definire ogni tratto esposto come una trappola mortale è l’altra faccia della stessa superficialità. Il percorso non è un’arrampicata estrema e non va descritto con toni apocalittici. Ma è un itinerario che richiede esperienza, controllo e rispetto delle condizioni.

La classificazione EE serve proprio a distinguere questo tipo di percorso da quelli adatti a un pubblico generico. Non dice che chiunque lo affronti subirà un incidente. Dice che il margine di errore è più ridotto, che il terreno impone una tecnica minima e che l’escursionista deve saper valutare il proprio stato durante la camminata.

Il punto decisivo è la combinazione di fattori:

FattorePerché aumenta la difficoltà
Esposizione sul mareAmplifica le conseguenze di una perdita di equilibrio e può provocare vertigini
Puddinga e roccia irregolareRichiedono appoggio preciso e attenzione continua
Catene metallicheAiutano nei passaggi attrezzati, ma non sostituiscono esperienza ed equilibrio
DislivelloAccumula fatica, soprattutto nella parte di ritorno o negli ultimi passaggi
Caldo e assenza di fonti d’acquaFavoriscono disidratazione e colpo di calore
Fondo bagnato o usuratoRiduce la presa delle calzature e rende più instabili i movimenti
AffollamentoCostringe a fermarsi in punti scomodi o a gestire male i sorpassi

Chi conosce i sentieri entroterra liguri sa che la distanza, da sola, dice poco. Un percorso di pochi chilometri può essere più impegnativo di un itinerario molto più lungo ma regolare. Nel Levante ligure, il terreno tende a concentrare in poco spazio salita, pietra, umidità e dislivello. La cartolina ha una sintesi eccellente; il fondo, invece, presenta il conto.

Calzature, acqua e caldo: i rischi più banali sono quelli che fanno danni

Gli incidenti sul Passo del Bacio non dipendono soltanto dalla parte più spettacolare del tracciato. Spesso il problema nasce prima: equipaggiamento inadatto, previsione sbagliata dei tempi, poca acqua, partenza nelle ore peggiori.

Le ciabatte sono una scelta assurda. Le scarpe da ginnastica con suola liscia non diventano calzature da trekking solo perché hanno un colore tecnico o una tomaia aggressiva. Il sentiero richiede scarpe da trekking con suola rigida e antiscivolo, capaci di sostenere il piede e offrire presa su fondo irregolare. Non è una questione estetica e nemmeno una mania da escursionisti equipaggiati come per una spedizione himalayana: è il minimo per ridurre gli scivolamenti.

Non serve inventare una dotazione da via ferrata completa. Il percorso non va presentato come se imponesse automaticamente imbrago e dissipatore. Ma da qui a pensare che bastino una bottiglietta e un paio di scarpe leggere da città passa una differenza enorme. La prudenza non è il travestimento del panico: è la gestione ordinaria di un terreno che presenta esposizione.

L’acqua non è un dettaglio da zaino

Tra le Batterie e San Fruttuoso non si può contare su fonti d’acqua potabile lungo il tratto. In estate, il rischio aumenta perché alcuni segmenti sono esposti al sole e presentano poca ombra. Il caldo viene spesso sottovalutato proprio nei percorsi sul mare: l’aria sembra muoversi, il panorama distrae, la temperatura viene percepita in modo meno aggressivo rispetto a una strada asfaltata. Poi arrivano mal di testa, debolezza, crampi e rallentamento.

Il colpo di calore non ha bisogno di un deserto per manifestarsi. Un itinerario con salita e discesa, fondo impegnativo e nessun rifornimento immediato può mettere in difficoltà anche chi parte convinto di essere ben allenato. Il mare sotto di sé non idrata. È un concetto elementare, ma il turismo contemporaneo ha sviluppato una notevole capacità di dimenticare l’elementare davanti a una bella fotografia.

Prima di partire occorre avere una scorta adeguata d’acqua, organizzare il percorso tenendo conto delle temperature e lasciare margine per le pause. Il tempo di percorrenza non va calcolato al minuto. Se l’itinerario richiede tre ore e mezza in condizioni regolari, non si parte con l’idea di consumare risorse esattamente per quel periodo e arrivare in fondo senza deviazioni, soste o imprevisti.

Il meteo cambia la natura del sentiero

Un sentiero esposto con roccia asciutta e un sentiero esposto dopo pioggia o umidità non sono la stessa cosa. La differenza non è una sfumatura. Cambia la presa, cambia la sicurezza del passo, cambia la capacità di fermarsi e ripartire nei tratti attrezzati.

Anche una giornata luminosa può essere inadatta se il terreno è ancora bagnato. E il caldo estivo non va trattato come una semplice variabile di comfort. Aumenta la fatica, accelera la perdita di liquidi e rende più difficile mantenere la concentrazione. Sui passaggi esposti, la stanchezza è un problema tecnico prima ancora che fisico.

Prima di imboccare il percorso conviene quindi considerare:

  • condizioni recenti del terreno, non soltanto il sole previsto per la giornata;
  • temperatura e orario di partenza, evitando di affrontare le ore più calde;
  • quantità d’acqua sufficiente per l’intero itinerario;
  • calzature adatte alla roccia e non soltanto comode in città;
  • assenza di vertigini invalidanti e familiarità con tratti esposti;
  • tempo realistico per il ritorno o per il collegamento alternativo;
  • eventuali ordinanze, manutenzioni o chiusure temporanee del tratto.

Quest’ultimo punto non va trasformato in una formalità. Lo stato di un sentiero attrezzato può cambiare. Non ho motivo di fingere che una descrizione generale sostituisca le informazioni locali aggiornate: prima di partire bisogna verificare le condizioni effettive dell’itinerario e le indicazioni dell’Ente Parco.

Il Passo del Bacio è pericoloso? La risposta dipende da chi lo affronta

La parola “pericoloso” viene usata in due modi opposti. Da una parte serve a drammatizzare qualsiasi sentiero con una catena. Dall’altra viene rimossa per non rovinare la vendita del weekend panoramico. Entrambi gli atteggiamenti sono poco utili.

Per un escursionista esperto, con scarpe adatte, buona forma fisica, assenza di vertigini e capacità di muoversi su roccia esposta, il Passo del Bacio può essere un itinerario impegnativo ma affrontabile. Per chi non ha esperienza, per chi si muove abitualmente soltanto su passeggiate urbane o per chi arriva con calzature inadatte, il livello di rischio cresce in modo evidente.

Non è una questione di coraggio. Il coraggio, sul terreno sbagliato, è spesso soltanto una parola elegante per indicare una valutazione pessima.

La difficoltà è ancora più delicata quando si viaggia in gruppo. Il membro più lento o più insicuro può trovarsi sotto pressione, mentre gli altri aspettano in uno spazio ristretto. Chi soffre di vertigini può bloccarsi proprio nel punto meno adatto. Chi ha già camminato molto può sottovalutare la fatica accumulata e affrontare il rientro con meno controllo. Il gruppo non elimina i rischi: qualche volta li moltiplica, perché induce a mantenere un ritmo non adatto a tutti.

E con i bambini?

La ricerca di itinerari da fare con i bambini porta spesso al nome San Rocco-San Fruttuoso, perché il percorso compare facilmente nelle raccolte di escursioni del Golfo del Tigullio. Ma il tratto via Batterie e Passo del Bacio non è una scelta da proporre genericamente a famiglie, bambini o persone non allenate.

Qui non basta chiedersi se il bambino cammina volentieri. Bisogna considerare se sa mantenere attenzione sul terreno, controllare il movimento, affrontare l’esposizione e reagire senza panico a un passaggio stretto o a un cambio improvviso del fondo. Anche un adulto allenato non può sempre correggere in sicurezza il movimento di un bambino in un tratto esposto.

Il fatto che molti turisti lo percorrano non dimostra che sia adatto a tutti. Dimostra soltanto che l’accesso è possibile. Sono due concetti diversi, che il marketing tende a mischiare con grande disinvoltura.

Incidenti e dibattito sulla sicurezza: il problema non è soltanto individuale

Gli incidenti gravi e i soccorsi frequenti lungo il percorso hanno riacceso il dibattito sulla gestione del Passo del Bacio. Nel marzo 2023 un incidente mortale ha riportato l’attenzione sulle condizioni del tratto. Nei mesi successivi, l’Ente Parco di Portofino ha esaminato proposte legate al tracciamento dei flussi e a possibili limitazioni per chi non dispone di preparazione e attrezzatura adeguate.

Non si tratta di un capriccio burocratico. Quando un itinerario esposto viene promosso come tappa imperdibile per qualsiasi visitatore, il numero di persone impreparate tende a crescere. Aumentano gli accessi con scarpe inadatte, le partenze tardive, le sottovalutazioni del caldo e i blocchi nei passaggi più delicati. Il sentiero non cambia soltanto perché cambia il singolo escursionista: cambia anche perché cambia il volume dei passaggi.

Il dibattito sulle limitazioni può irritare chi considera il paesaggio un diritto senza condizioni. Ma un sentiero attrezzato non è una terrazza panoramica comunale. Ha una capacità fisica, richiede manutenzione e impone responsabilità individuali. L’idea che ogni luogo debba essere reso accessibile a prescindere dalle sue caratteristiche appartiene alla stessa industria del turismo che trasforma un borgo in un fondale e un percorso EE in una passeggiata instagrammabile.

Se un sentiero richiede esperienza, chiamarlo “imperdibile per tutti” non lo rende più inclusivo: lo rende soltanto più affollato e più rischioso.

La sicurezza, comunque, non può essere ridotta all’installazione di una catena in più. Servono informazioni leggibili, indicazioni coerenti, comunicazione chiara sulla classificazione EE e controlli sulle condizioni del tracciato. Ma anche l’escursionista deve fare la propria parte: leggere davvero la descrizione, non soltanto guardare le fotografie.

L’alternativa interna: arrivare a San Fruttuoso senza affrontare il Passo del Bacio

Chi vuole raggiungere San Fruttuoso a piedi partendo da San Rocco non è obbligato a scegliere il tratto più esposto. Esiste un’alternativa che passa dall’interno del Parco di Portofino, attraverso Portofino Vetta e Pietre Strette. Il percorso evita i passaggi esposti del Passo del Bacio e rappresenta una soluzione più adatta a famiglie o escursionisti meno esperti.

Questo non significa che ogni sentiero interno sia automaticamente facile, pianeggiante o adatto a qualsiasi condizione. Il promontorio resta un territorio con dislivelli e fondo naturale. La differenza è nella natura della difficoltà: si riduce l’esposizione diretta sul mare e si evita il tratto roccioso attrezzato più delicato.

Per chi cerca un itinerario nel Parco di Portofino senza trasformare la giornata in una lotteria, questa è una distinzione preziosa. Non tutte le escursioni devono contenere un punto in cui qualcuno pronuncia la frase: non pensavo fosse così.

Traghetto o percorso alternativo?

San Fruttuoso può essere raggiunta anche via mare, con collegamenti stagionali soggetti a orari e condizioni operative. Non è una soluzione da dare per scontata in qualsiasi periodo, ma permette di separare due desideri spesso confusi: vedere l’abbazia e affrontare il Passo del Bacio.

Sono esperienze diverse. Il primo riguarda la visita a una baia e a un luogo isolato del promontorio. Il secondo è un trekking EE con passaggi esposti. Non c’è nessun obbligo morale di guadagnarsi San Fruttuoso con una camminata tecnica. La Liguria non assegna medaglie a chi arriva più stanco.

Per chi vuole camminare ma non possiede esperienza sui tratti esposti, il percorso interno resta la scelta più sensata. Per chi vuole soprattutto raggiungere la baia, il collegamento via mare può essere più coerente con le proprie condizioni e con il tempo disponibile. La scelta corretta non è quella che sembra più avventurosa sulla locandina: è quella compatibile con il proprio livello.

Come affrontarlo, se si hanno davvero i requisiti

Se il Passo del Bacio rientra nelle proprie capacità, bisogna partire con un atteggiamento preciso: nessuna fretta, nessuna gara, nessuna ostentazione. I passaggi attrezzati si affrontano uno alla volta, mantenendo tre punti di contatto quando serve e lasciando spazio a chi si trova davanti. La catena si usa per aiutarsi, non per tirarsi avanti con movimenti disordinati.

È utile mantenere il baricentro stabile, guardare dove si appoggiano i piedi e non lasciarsi trascinare dal panorama proprio nei punti più delicati. La fotografia può aspettare. La roccia, invece, non ha particolare interesse per la nostra composizione.

In caso di terreno bagnato, caldo eccessivo, stanchezza anomala o difficoltà a gestire l’esposizione, tornare indietro non è una sconfitta. È una decisione escursionistica corretta. L’ostinazione sul sentiero non produce autenticità, produce soccorsi.

Per chi valuta il trekking Camogli-San Fruttuoso e vuole includere il Passo del Bacio, la sintesi pratica è questa:

1. Scegliere il percorso solo se si ha esperienza escursionistica reale, non soltanto entusiasmo per i panorami.

2. Usare scarpe da trekking con suola rigida e antiscivolo, evitando ciabatte e calzature dalla suola liscia.

3. Portare acqua sufficiente per tutto il tratto, senza contare su fonti potabili tra le Batterie e San Fruttuoso.

4. Evitare le condizioni di caldo intenso e terreno bagnato, che rendono più difficile mantenere presa e concentrazione.

5. Considerare il ritorno, soprattutto se si prevede di rientrare a piedi dopo aver raggiunto San Fruttuoso.

6. Verificare prima della partenza lo stato del sentiero, le eventuali ordinanze e le indicazioni aggiornate del Parco.

7. Rinunciare senza esitazione se compaiono vertigini, stanchezza eccessiva o insicurezza nei passaggi attrezzati.

La mia conclusione: bello sì, facile no

Il Passo del Bacio è davvero pericoloso? La risposta più onesta è: può esserlo per chi lo affronta senza preparazione, senza equipaggiamento adeguato o senza rispetto delle condizioni. La classificazione EE, i passaggi esposti, le catene, la roccia di puddinga e la mancanza di punti d’acqua non sono ornamenti narrativi. Sono caratteristiche concrete del percorso.

Per l’escursionista esperto il sentiero può offrire una delle esperienze più intense del promontorio di Portofino. Ma proprio perché il luogo è straordinario non ha bisogno di essere addomesticato nella descrizione. Il panorama non diventa migliore se si nasconde la difficoltà. San Fruttuoso non scappa. Il mare resta lì. Anche il sentiero, con la sua esposizione, resta esattamente quello che è.

Chi cerca una passeggiata panoramica, magari con bambini o con un gruppo poco allenato, scelga il percorso interno via Portofino Vetta e Pietre Strette oppure valuti il collegamento via mare. Chi invece vuole affrontare il Passo del Bacio sappia che non sta scegliendo una semplice variante del sentiero Camogli-San Fruttuoso: sta scegliendo un itinerario tecnico, esposto e fisicamente impegnativo.

La differenza tra una grande escursione e una pessima idea non sta nella fotografia finale. Sta nella valutazione fatta prima di partire.

Domande frequenti

Il Passo del Bacio è pericoloso?
Può esserlo per chi lo affronta senza preparazione, equipaggiamento adeguato o rispetto delle condizioni. È un itinerario EE con esposizione sul mare, roccia irregolare, passaggi attrezzati e margine di errore ridotto.
Quanto è difficile il sentiero da San Rocco a San Fruttuoso passando per le Batterie?
Il percorso è classificato EE, Escursionisti Esperti. Alterna salita, discesa, roccia irregolare, tratti stretti e passaggi esposti; viene generalmente indicato tra circa 4 e 5,5 chilometri, con un dislivello nell’ordine di 500-600 metri e circa 3-3,5 ore per la sola andata.
Che scarpe servono per il Passo del Bacio?
Sono consigliate scarpe da trekking con suola rigida e antiscivolo, adatte alla roccia e al fondo irregolare. Sono sconsigliate le ciabatte e le calzature con suola liscia.
Ci sono fonti d’acqua potabile tra le Batterie e San Fruttuoso?
No, lungo quel tratto non si può contare su fonti d’acqua potabile. In estate alcuni segmenti sono esposti al sole e presentano poca ombra, quindi è necessario portare acqua sufficiente per l’intero itinerario.
Esiste un percorso alternativo per arrivare a San Fruttuoso senza passare dal Passo del Bacio?
Sì. Da San Rocco si può seguire un percorso interno del Parco di Portofino attraverso Portofino Vetta e Pietre Strette, che evita i passaggi esposti del Passo del Bacio; San Fruttuoso può essere raggiunta anche via mare con collegamenti stagionali soggetti a orari e condizioni operative.