E il bello — intendiamoci, nella sua accezione più sgradevole — è che in pochi si prendono la briga di verificare prima di spargere la voce. Così, per osmosi, la frottola si radica nei gruppi di escursionismo improvvisato, nelle guide turistiche scritte da chi non ha mai messo piede oltre Santa Margherita, persino in certi forum che pure dovrebbero essere frequentati da gente con le carte in regola.
La realtà, quasi noiosa nella sua elementare semplicità, è questa: l'accesso alla rete escursionistica del Parco Naturale Regionale di Portofino è libero e non prevede un biglietto d'ingresso per chi percorre i sentieri. Zero euro per il passaggio sui tracciati. Nessun contributo di accesso da acquistare prima della partenza, nessuna tessera da esibire lungo il percorso. Restano, naturalmente, le regole di fruizione del territorio e le eventuali chiusure o limitazioni legate alle condizioni dei sentieri. Ma il ticket, quello di cui si parla ogni estate, non fa parte dell'escursione.
Lo so cosa state pensando: in un'Italia che ha trasformato ogni scoglio, ogni caletta, ogni scorcio dotato di potenziale Instagram in una postazione a pedaggio, un parco naturale che non chiede un centesimo suona quasi eversivo. Eppure è esattamente così. Il Parco di Portofino resta una delle poche enclave costiere del Levante ligure dove ancora si possono infilare gli scarponi, caricare lo zaino e partire senza aver prima consultato il saldo del conto.
La faccenda, però, va capita fino in fondo, perché “gratis” non significa “senza costi”: significa che il pedaggio, quando c'è, si paga altrove. Il trasporto per raggiungere i punti di partenza ha una tariffa. La visita all'Abbazia di San Fruttuoso è un'esperienza distinta e può essere a pagamento. Parcheggi, battelli, pasti e attrezzatura incidono sul bilancio della giornata. Confondere queste voci con il costo di accesso ai sentieri è il modo più rapido per trasformare una questione semplice in una piccola leggenda burocratica.
La bufala del biglietto d'ingresso è la creatura più resiliente del web turistico ligure: rispunta ogni stagione con qualche variazione sul tema, e si sgonfia con la stessa facilità con cui si gonfia.
Il mito del ticket: perché l'accesso ai sentieri è libero
Partiamo dal punto che proprio non si scavalca. Per percorrere i sentieri del Parco Naturale Regionale di Portofino non è previsto un biglietto d'ingresso per escursionisti. Non c'è una versione ridotta della Cinque Terre Card, non c'è una “Portofino Card” da stampare, non c'è un modulo di prenotazione necessario per mettersi in cammino. Si parte da Camogli, da Santa Margherita Ligure, da Portofino o dagli altri accessi della rete senza acquistare un lasciapassare naturalistico.
Ciò che esiste sono le regole di comportamento e di sicurezza: cani al guinzaglio dove previsto, divieto di accendere fuochi, attenzione alle aree più delicate, rispetto della segnaletica e delle eventuali ordinanze. Alcuni tratti possono essere sconsigliati, chiusi o modificati dopo eventi meteo intensi. È una differenza sostanziale: una limitazione temporanea del percorso non equivale all'introduzione di una tariffa, così come una norma per proteggere la macchia mediterranea non è un costo d'ingresso mascherato.
La genesi della leggenda è riconoscibile per chiunque bazzichi l'escursionismo ligure: confusione con altri parchi, sovrapposizione con i costi del trasporto pubblico e una sana dose di quell'italico istinto di mettere in conto il peggio. C'è chi confonde il biglietto dell'autobus AMT 782, che collega Santa Margherita Ligure a Portofino, con un fantomatico ticket naturalistico. C'è chi scambia il costo della visita all'Abbazia di San Fruttuoso per il lasciapassare del parco. C'è chi, più sottilmente, applica per analogia le tariffe delle Cinque Terre, dimenticando che Portofino è un altro territorio, con un'altra organizzazione e un'altra gestione.
Il risultato è una catena di Sant'Antonio che periodicamente riemerge nei commenti sotto qualunque post dedicato al promontorio, complici l'alta stagione e quella folla di turisti mordi-e-fuggi che legge tre righe e parte. Ed è proprio qui che l'escursionista distratto si fa male davvero: non per il biglietto fantasma, ma per il tempo perso a cercarlo, per gli itinerari esclusi dalla montatura ansiosa, per la rinuncia a un anello che si poteva chiudere benissimo.
Dire che l'accesso è libero non significa, però, che il promontorio sia una superficie indistinta sulla quale muoversi senza preparazione. Un sentiero gratuito può essere ripido, esposto, sconnesso o scivoloso. La libertà di accesso non cancella il dislivello, la distanza né la necessità di controllare le condizioni del percorso. Il portafoglio può restare in tasca; la responsabilità, invece, va tirata fuori.
Differenze sostanziali con il Parco Nazionale delle Cinque Terre
E qui tocchiamo il nervo scoperto della faccenda, il paragone che torna puntuale ogni anno: quello con le Cinque Terre. È il più gettonato, il più comodo, il più sbagliato quando viene usato per dedurre automaticamente una tariffa a Portofino.
Le Cinque Terre hanno un sistema di accesso a pagamento su alcuni tratti escursionistici, legato alla Cinque Terre Card e alle modalità stabilite per i percorsi interessati. Il fatto che in quel territorio sia necessario acquistare un titolo per attraversare determinati sentieri non significa che la stessa regola valga sul promontorio di Portofino. Sono due aree protette diverse, con strumenti di gestione diversi e con una diversa organizzazione dell'accesso.
Portofino non funziona così. Il Parco Naturale Regionale di Portofino — istituito nel 1935, prima ancora che il concetto di “turismo esperienziale” fosse inventato — copre circa 1.500 ettari di promontorio e tutela una rete sentieristica di oltre 80 chilometri, che collega borghi come Camogli, Portofino e Santa Margherita Ligure fino alla baia di San Fruttuoso. Per camminare su questa rete non si paga un pedaggio d'ingresso.
La distinzione va tenuta netta, soprattutto quando si cercano informazioni in rete. Una card può comprendere trasporti, servizi o accessi specifici in un determinato parco; non è detto che abbia validità altrove. Un biglietto per una tratta ferroviaria o per un autobus non è un ticket del sentiero. Un ingresso a un bene culturale non è un pagamento per attraversare il territorio. Mettere tutto nello stesso calderone produce una tariffa immaginaria che non corrisponde a nessuna delle spese reali.
| Voce | Parco di Portofino | Parco Nazionale delle Cinque Terre |
|---|---|---|
| Tipologia di area protetta | Parco Naturale Regionale | Parco Nazionale |
| Accesso ai sentieri | Libero, senza biglietto d'ingresso per escursionisti | Su alcuni tratti è previsto un titolo di accesso, come la Cinque Terre Card |
| Costi da considerare | Trasporti, parcheggi, eventuali visite e servizi | Card o accessi previsti sui percorsi interessati, trasporti e parcheggi |
| Cosa non bisogna confondere | Il passaggio sui sentieri con il biglietto del bus o l'ingresso all'Abbazia | Le regole delle Cinque Terre con quelle del promontorio di Portofino |
La tabella non serve a stabilire quale modello sia migliore. Serve a evitare l'errore più comune: prendere un'esperienza tariffaria vissuta alle Cinque Terre e trasferirla, senza verificarla, a San Fruttuoso o alle Batterie. Chi ha pagato per un tratto escursionistico nelle Cinque Terre può ricordare correttamente la propria esperienza e, nello stesso tempo, sbagliare quando sostiene che per camminare a Portofino serva lo stesso tipo di ticket.
Il pagamento può riguardare il modo in cui arrivate, ciò che visitate o dove lasciate l'auto. Non il semplice fatto di mettere un piede sul sentiero.
La rete sentieristica: 80 chilometri tra mare e macchia mediterranea
Fermiamoci un attimo sulla sostanza, perché “sentiero gratis” è una formula vuota se non si capisce cosa ci si può fare dentro. Il Parco di Portofino offre una rete escursionistica che supera gli 80 chilometri di tracciati segnalati, con vertici come il Monte di Portofino, la cima del promontorio, che raggiunge i 610 metri di altitudine. Non sono quote alpine, ma il dato sul livello del mare racconta solo una parte della storia. Qui il dislivello si costruisce in fretta, le salite sono spesso concentrate e la macchia mediterranea non concede sempre passaggi comodi.
È un territorio verticale, stretto tra il mare e il crinale. In pochi chilometri si passa dalla pietra dei borghi alle mulattiere, dai muretti a secco ai tratti boscosi, dalle aperture panoramiche alle zone più ombrose. Il fascino non sta soltanto nella vista finale: sta nel modo in cui il percorso cambia continuamente passo e ambiente. Proprio per questo è un errore trattare l'itinerario come una passeggiata urbana soltanto perché parte da una località turistica.
La varietà dei percorsi è uno degli aspetti meno raccontati e più importanti. Si va dal classico itinerario tra Camogli, San Fruttuoso e Portofino, forse il percorso giornaliero più richiesto, fino ai tracciati più appartati che salgono verso le Batterie, Tettascrivia e le zone interne del promontorio. Esistono collegamenti brevi, utili per una mezza giornata, e combinazioni più impegnative che richiedono tempo, gambe e una gestione attenta degli orari.
Il fatto che non sia previsto un ticket non deve produrre l'equivoco opposto, quello del territorio senza regole. Un parco naturale non è un'area lasciata a sé stessa. I sentieri attraversano habitat delicati, passaggi storici e zone che possono risentire del calpestio, degli incendi estivi e delle piogge intense. Rifiuti, rumore, scorciatoie fuori traccia e soste improvvisate vicino alla vegetazione non diventano accettabili solo perché non c'è una biglietteria.
Per affrontare la rete con un minimo di criterio servono poche cose, ma servono davvero:
- scarpe con una suola adatta a pietra, terra e tratti umidi, non calzature scelte soltanto perché leggere o fotogeniche;
- acqua sufficiente, perché lungo il percorso non è prudente dare per scontata la presenza di fontane o punti di rifornimento;
- una cartina aggiornata o uno strumento di orientamento, soprattutto se si decide di collegare più sentieri;
- una verifica delle condizioni meteorologiche e dello stato dei tratti interessati;
- tempo per rientrare, con un margine ragionevole nel caso il percorso risulti più lento del previsto.
Non è un parco giochi: è un parco naturale. Ci si entra con il rispetto che si deve a un territorio che ha già dovuto subire parecchio, fra incendi estivi, sovraffollamento fotografico e cedimenti di alcuni tratti dopo le piogge intense. La gratuità dell'accesso è un vantaggio; non è una garanzia contro la fatica né contro le conseguenze di una cattiva pianificazione.
Poi ci sono i punti d'accesso storici, e ognuno ha la sua personalità. Camogli entra nel parco dal basso, con la salita verso San Rocco e il lungo tratto costiero in direzione della baia. Santa Margherita Ligure offre una porta più centrale, con la possibilità di dirigersi verso Portofino oppure di salire verso la rete interna. Portofino, infine, è spesso il punto d'arrivo naturale, non necessariamente quello da cui cominciare. Sono itinerari diversi per lunghezza, dislivello e organizzazione, ma nessuno richiede un biglietto per il semplice passaggio sul sentiero.
I costi reali dell'escursione: trasporti e siti di interesse
Visto che siamo onesti fino in fondo, spendiamo due parole sui costi che invece esistono e che un escursionista preparato mette in conto senza farsi venire un coccolone. Il ticket dei sentieri non c'è, ma una giornata sul promontorio non è automaticamente a costo zero.
Il trasporto pubblico
Portofino non è esattamente dietro l'angolo e, per arrivarci senza auto, la linea di riferimento è la AMT 782, che collega Santa Margherita Ligure a Portofino. Il biglietto di corsa semplice indicato per il collegamento costa 5 euro e può essere acquistato anche a bordo con pagamento contactless. Trattandosi di una tariffa di trasporto, conviene comunque controllare le condizioni aggiornate prima della partenza: prezzi e modalità possono cambiare, mentre il principio resta sempre quello.
È un costo reale, ma è un costo di mobilità, non di accesso naturalistico. Esiste perché esiste un autobus che vi porta al borgo; non perché il parco faccia pagare il sentiero. La differenza può sembrare ovvia, ma nella pratica è proprio qui che nasce una parte della confusione: chi compra un biglietto prima di imboccare la strada per Portofino può concludere, erroneamente, di aver pagato l'ingresso all'area protetta.
In alternativa si può arrivare in treno fino a Santa Margherita Ligure o a Camogli e proseguire a piedi. È una soluzione che richiede di impostare l'itinerario in modo coerente con il punto di arrivo e con il rientro, ma permette di leggere meglio la geografia del promontorio. Camminare, in fondo, è il punto.
L'Abbazia di San Fruttuoso
Per chi vuole chiudere l'itinerario tra Camogli, San Fruttuoso e Portofino e ha in programma la visita al complesso abbaziale, il discorso cambia. L'ingresso all'Abbazia di San Fruttuoso è a pagamento ed è gestito dal FAI, con tariffe che possono variare secondo la tipologia di visitatore e il periodo.
Quella dell'abbazia è una visita culturale distinta dal trekking. Si può raggiungere la baia a piedi, fermarsi all'esterno e proseguire secondo il proprio itinerario senza trasformare il biglietto dell'abbazia in un obbligo per l'escursionista. Se invece si vuole entrare e visitare gli spazi aperti al pubblico, bisogna considerare il relativo costo. Anche in questo caso, la parola decisiva è distinzione: il ticket riguarda il sito di interesse, non la rete sentieristica nel suo complesso.
Battelli e collegamenti via mare
Il battello può diventare una voce di spesa quando si decide di percorrere soltanto una parte dell'anello o di rientrare via mare da San Fruttuoso, Portofino o Camogli. È un servizio di trasporto, con orari e tariffe proprie, e non un sistema di accesso a pagamento al parco. Va programmato con attenzione perché le corse dipendono dalla stagione e dalle condizioni del mare.
Per questo l'escursione non va costruita immaginando il battello come una via di fuga sempre disponibile. Se il ritorno dipende da una corsa precisa, bisogna tenere conto del ritmo di cammino, delle soste e della possibilità di rallentamenti. Il percorso può essere gratuito, ma la logistica non è gratuita né automatica.
Parcheggi e soste a Portofino
Il borgo è una delle località più costose del Mediterraneo per chi arriva in auto, e i parcheggi sono una voce da mettere in conto. Non sono gestiti dal parco e non hanno nulla a che spartire con i sentieri, ma possono incidere molto sulla giornata, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
Anche qui, meglio organizzarsi prima. Lasciare l'auto a Santa Margherita Ligure e proseguire con i mezzi o a piedi può essere più sensato che cercare un posto all'ultimo momento. Il punto non è soltanto risparmiare: è evitare di trasformare l'avvicinamento al sentiero in una lotta per il parcheggio. La montagna di Portofino comincia spesso prima della salita, nella scelta poco spettacolare ma decisiva di dove lasciare la macchina.
Il vero costo di un'escursione nel Parco di Portofino non è mai il biglietto: è la calzatura sbagliata, il parcheggio selvaggio, l'ora sbagliata per partire.
Pianificare il trekking: logistica tra Camogli, Portofino e San Fruttuoso
Visto che la confusione tra ticket e costi reali è la vera nemica dell'escursionista, vale la pena spendere qualche riga in più sulla logistica di base. Le tre porte classiche del parco — Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino — hanno profili molto diversi, e non è una questione di marchio turistico.
Camogli: la partenza che mette subito alla prova
Camogli è la porta occidentale, la più logistica per chi arriva in treno. Dalla stazione si sale verso San Rocco e da lì si può imboccare la rete che attraversa il promontorio in direzione di San Fruttuoso. La salita arriva presto, quando le gambe non hanno ancora accumulato stanchezza: per molti è una scelta migliore rispetto a trovarsi il tratto più impegnativo alla fine della giornata.
Il percorso verso San Fruttuoso richiede attenzione e un passo regolare. La distanza non è l'unico parametro: contano il fondo, il dislivello e le soste. Una volta arrivati alla baia, si può valutare se proseguire verso Portofino, rientrare con un collegamento via mare quando disponibile o organizzare un ritorno diverso. Qui il ticket dei sentieri non entra mai in gioco; entrano in gioco, invece, la propria condizione fisica e il modo in cui si è costruita la giornata.
Santa Margherita Ligure: la soluzione flessibile
Santa Margherita Ligure è la soluzione di mezzo. Ci si arriva in treno, si può proseguire verso Portofino lungo la strada pedonale oppure impostare un'escursione più lunga verso la rete del promontorio. Da qui parte anche la linea AMT per Portofino, utile per l'avvicinamento o per il rientro, sempre verificando orari e tariffe.
È la porta ideale per chi ha poco tempo e vuole comunque un assaggio del parco senza impegnarsi subito in un itinerario di una giornata intera. Ma “poco tempo” non deve diventare sinonimo di improvvisazione. Anche un percorso breve può presentare salite, tratti irregolari e un rientro meno rapido di quanto suggerisca la mappa osservata distrattamente.
Portofino: il punto d'arrivo
Portofino è spesso il punto d'arrivo, non di partenza. Raggiungerlo a piedi da Santa Margherita è la conclusione naturale di molte escursioni nel promontorio, e l'arrivo sul borgo ha il sapore della piccola conquista. Partire da qui può avere senso per chi vuole raggiungere altri tratti della rete, ma comporta una pianificazione diversa e non sempre consente di sfruttare bene i collegamenti per il ritorno.
Parcheggiare a Portofino in auto, di questi tempi, è un esercizio di coraggio finanziario che sconsiglio a chiunque tenga al portafoglio più che alla fotografia con il gozzo all'ancora. Il borgo si presta molto meglio a essere raggiunto con i mezzi o a piedi, lasciando l'automobile in una zona più funzionale all'itinerario.
San Fruttuoso: la tappa da decidere prima
San Fruttuoso non è soltanto una tappa da inserire sulla cartina. È il punto in cui diversi itinerari si incrociano e dove bisogna aver già chiarito come si intende proseguire. Arrivare alla baia senza aver considerato il ritorno può significare affrontare un altro tratto impegnativo quando la giornata è già avanzata.
Se si vuole visitare l'abbazia, bisogna aggiungere tempi e costi della visita. Se si pensa al battello, bisogna controllare le corse. Se si intende continuare a piedi, occorre valutare il dislivello residuo e le ore di luce. Nessuna di queste decisioni riguarda un pagamento per il sentiero, ma tutte incidono sulla riuscita dell'escursione più di un inesistente ticket d'accesso.
Un'ultima nota, di nuovo pratica: i sentieri sono segnati e mantenuti, ma non sono immuni dalle condizioni meteo. Dopo piogge intense alcuni tratti possono diventare scivolosi o subire cedimenti; eventuali limitazioni vanno rispettate senza cercare passaggi alternativi fuori traccia. Nessun QR code può sostituire un'occhiata al meteo e uno sguardo alla cartina. Predicare prudenza in territorio ligure è un po' come raccomandare l'acqua fresca, ma la prudenza resta: gratuita anche quella.
Quello che nessuno vi dice, e che invece va detto
La domanda sul ticket dei sentieri di Portofino sembra semplice perché, in fondo, la risposta è semplice. Sui sentieri del parco non si paga un biglietto d'ingresso. Il problema nasce quando questa informazione viene mescolata con tutto il resto: il bus per Portofino, il battello per San Fruttuoso, il parcheggio, la visita all'abbazia, le regole delle Cinque Terre, le eventuali limitazioni temporanee sui tracciati.
Dopo anni passati a spiegare a parenti, amici, colleghi e occasionali sconosciuti al bar che i sentieri di Portofino sono gratuiti, ho rinunciato all'idea che la bufala muoia. Rinasce ogni estate, sempre con una variante, sempre con la stessa aria di certezza di chi l'ha letta su un blog autorevole e non ha nessuna intenzione di verificare. Ma il punto non è soltanto smontare la frottola del biglietto d'ingresso: è ricordare che il promontorio resta un territorio da attraversare con criterio, non un prodotto da consumare in fretta.
Camminare qui è gratis nel senso più pieno del termine. Non perché il territorio non abbia bisogno di manutenzione, regole, trasporti e tutela, ma perché il semplice accesso alla rete sentieristica non viene fatto ricadere sullo zaino dell'escursionista sotto forma di pedaggio. Questo non autorizza a comportarsi come se il paesaggio fosse un bene inesauribile. Al contrario: proprio perché non c'è una barriera all'ingresso, il rispetto individuale diventa ancora più importante.
Se proprio si vuole spendere, si spende in preparazione, in attrezzatura, in conoscenza del territorio. Si spende in treno, in autobus, in una guida cartacea se serve. Si spende in tempo, perché i sentieri migliori richiedono ore, non minuti, e il bello di un parco non si consuma in fretta. Si può scegliere di visitare l'abbazia, di prendere un battello, di fermarsi a mangiare nei borghi o di sostenere le attività locali. Sono costi e scelte legittime, ma vanno chiamati con il loro nome.
Il biglietto d'ingresso ai sentieri — quello, proprio quello — non è previsto. Per affrontare il trekking basta pianificare il percorso, informarsi sulle condizioni, scegliere scarpe adeguate e considerare i costi effettivi di trasporto e delle eventuali visite. Il resto è rumore di fondo: una voce ripetuta abbastanza volte da sembrare vera, ma pur sempre una voce.
Fatto questo, si entra. Liberamente. E si cammina come dovrebbe essere in un parco naturale: con attenzione, senza lasciare rifiuti, rispettando i regolamenti e senza inventare barriere che sul sentiero non ci sono.
